Era il 21 dicembre 1981 quando, nelle sale cinematografiche, debuttava Fracchia la belva umana, una delle commedie demenziali simbolo dell’Italia anni ’80.
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Con questo film Paolo Villaggio, reduce dai successi di Fantozzi, porta al Cinema un altro dei suoi personaggi più noti, Giandomenico Fracchia, impiegato altrettanto sfortunato, collega e spalla di Fantozzi, con il quale condivide le tragiche disavventure nei libri dedicati al povero ragioniere, sostituito negli adattamenti cinematografici dal ragionier Filini, interpretato da Gigi Reder.
Dopo i successi cinematografici di Fantozzi (1975), Il secondo tragico Fantozzi (1976) e Fantozzi contro tutti (1980), Fracchia debutta come protagonista grazie a Gianni Manganelli, soggettista di fiducia di Villaggio, che adatta la commedia Tutta la città ne parla (1935) di John Ford. Ad affiancarlo alla sceneggiatura, oltre allo stesso Villaggio, gli sceneggiatori di Fantozzi, Leo Benvenuti e Piero De Bernardi, supportati da un giovane regista e sceneggiatore appena trentenne, Neri Parenti, qui al suo terzo film, dopo aver diretto insieme a Paolo Villaggio Fantozzi contro tutti.
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In Fracchia la belva umana, Villaggio si “sdoppia” fisicamente e caratterialmente, vestendo contemporaneamente i panni di Fracchia, impiegato in una ditta di merendine al cioccolato, e della Belva Umana, pericoloso criminale ricercato dalla polizia di tutto il mondo. Con questi due personaggi Villaggio da spazio ai due lati più estremi della sua comicità: quella pavida dell’insignificante “uomo del popolo” e quella ironicamente sadica e feroce che ha caratterizzato i suoi primi personaggi televisivi.
A fare da “padrino” e “madrina” dell’esordio di Fracchia sono due vecchie conoscenze dell’universo di Fantozzi, Gigi “Filini” Reder, nei panni della focosa madre della Belva umana, e di Anna “Silvani” Mazzamauro, anche qui ambita fiamma del protagonista, che veste i panni della scostumata signorina Corvino. Ciliegina sulla torta è la figura del commissario Auricchio, interpretato da Lino Banfi, protagonista di scene indimenticabili, prima fra tutte quella al ristorante “Da Sergio e Bruno – Gli Incivili”, parodia dello storico ristorante romano “La Parolaccia”.
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Sandro Ghiani, Massimo Boldi, Gianni Agus, Francesco Salvi, Ugo Bologna, Antonio Allocca e Roberto Della Casa sono poi gli altri nomi di contorno che arricchiscono la comicità di una pellicola demenziale che ammicca al coevo americano Airplane! (L’aereo più pazzo del mondo) del trio Zucker-Abrahams-Zucker mantenendo però una sua identità personale, garantita dalla dirompente personalità degli interpreti, abili soprattutto nelle improvvisazioni sulla sceneggiatura, favorite dalla mano felice di Neri Parenti che, al suo terzo film, cominciava a porre le basi del suo Cinema comico: fisico, fracassone, emulatore e innovatore di un cinema passato che affonda le sue radici nell’epoca del muto.
Fracchia la belva umana è una commedia da rivedere o da recuperare per chi non l’ha mai visto. Un modo spontaneo e spensierato di “fare il comico” che dovrebbe essere recuperato.
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