Darlin’ Debutta con ‘Sai c’è (Qualcosa nell’aria)’: La Nascita di un Suono Unico tra Due Continenti

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Il duo musicale Darlin’, formato dal piemontese Alberto Dante e dall’americano Garret Rhea, ci racconta in esclusiva il nuovo singolo “Sai c’è (Qualcosa nell’aria)”.

“Sai c’è (Qualcosa nell’aria)” è il vostro primo brano composto come Darlin’. Potete raccontarci come è nato questo pezzo e cosa rappresenta per voi?

Questo brano rappresenta per noi veramente l’inizio di tutto. Dopo esserci conosciuti, non avevamo per nulla chiaro quale fosse il metodo giusto per affrontare la creazione di qualcosa insieme. Ma avevamo tantissima voglia di sperimentare. Il brano è nato da un riff di chitarra e una melodia quasi sempliciotta canticchiata in italiano da Alberto, che però aveva un grande potenziale energetico. Da lì siamo partiti per cercare di dare il più possibile sfogo a tutto ciò che volevamo fare: suonare insieme. 

Il singolo è stato registrato sia in italiano che in inglese. Quali sfide avete affrontato nel creare queste due versioni e come avete deciso di fondere elementi delle due lingue?

All’inizio il singolo è nato in lingua italiana semplicemente perché non avevamo chiaro a quale pubblico il nostro progetto si sarebbe rivolto. In un certo senso, non ci interessava focalizzarci sulle problematiche linguistiche. Tuttavia, ci siamo resi conto che la maggior parte delle persone a cui facevamo ascoltare la nostra canzone ci rispondevano con: “Ci piace molto, però cosa dice?”. A quel punto, ci è parso chiaro che se volevamo fare un progetto insieme, dovevamo scegliere una lingua comune, che ovviamente finì per essere l’inglese. Ma questa canzone è nata in italiano e ci sembrava sbagliato cancellare quella situazione da cui siamo partiti.

La vostra musica fonde diversi generi e influenze, tra cui psichedelica, gospel e pop. Come riuscite a bilanciare questi elementi diversi per creare il vostro suono unico?

Il nostro suono è in costruzione continua ormai da qualche anno e nell’album, che è programmato in uscita dopo l’estate, si potrà sentire tutto lo sviluppo della nostra identità sonora. Fondamentalmente, nella vita ci sono tante emozioni e situazioni che portano l’individuo a volersi esprimere, e non tutte queste si possono esprimere con le caratteristiche specifiche di un solo genere musicale. 

Vi siete conosciuti suonando per pazienti affetti da Alzheimer. In che modo questa esperienza ha influenzato la vostra musica e la vostra visione artistica?

La ricordiamo come una delle esperienze più tristi ma anche allo stesso tempo più felici della nostra vita. In fondo, senza il passato, il presente non ha nessun significato, e vedere le persone perdere completamente il senso di sé e del proprio vissuto provoca una grande inquietudine. Però, è altrettanto vero che vedere una persona che non si ricorda neanche il proprio nome ricordare a memoria intere canzoni o composizioni musicali più o meno famose fa sempre un certo effetto, che ci ha dato una grande energia e senso di appartenenza a quello che facciamo musicalmente.

    Giuseppe Gallo

    Giuseppe Gallo

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